Mascella contratta: di che cosa parliamo?
LA MANDIBOLA
La mascella di chi canta è sostenuta senza essere irrigidita. Né molle né bloccata: sospesa dalla sua articolazione e libera dei micromovimenti che la pronuncia richiede.
L’IDEA PRINCIPALE
Una mascella sostenuta non è una mascella bloccata
La chiave sono i micromovimenti. Durante il canto la mascella è sospesa dalla sua articolazione e continua a muoversi: il condilo resta leggermente pinzato, tiene la mandibola invece di lasciarla cadere, e la mandibola compie comunque micromovimenti durante la pronuncia e l’articolazione, leggermente in avanti e leggermente indietro. Sono loro a impedire alla mascella di bloccarsi. Si fa attenzione a non lasciar cadere la mascella, e non per questo la si blocca per articolare.



Illustrazioni © Emma Blanc-Tailleur, Anatomie du Chant, Adeline Toniutti
Questa sola frase risolve la maggior parte dei malintesi sulla mascella nel canto. «Contratta» e «rilassata» non sono le due uniche opzioni possibili, e il gesto giusto non sta a metà strada fra le due. Appartiene a una terza categoria: una mascella sostenuta, tonica e mobile.
Chi stringe blocca l’articolazione verso l’alto e non riesce più a pronunciare. Chi rilascia lascia cadere l’articolazione, perde il sostegno e si ritrova esattamente con la stessa sensazione di suono incastrato. I due gesti sono errori opposti, e si correggono entrambi con la stessa cosa: restituire alla mascella la sua sospensione attiva.
Il riferimento di posizionamento sta in una frase. La mandibola scende in verticale, gli incisivi superiori e inferiori tendono ad allinearsi con morbidezza, senza fissare la posizione, e il condilo resta leggermente pinzato.
Bisogna cercare come un orologiaio il movimento equilibrato fra il non arretrare troppo la mandibola e il non bloccarla in avanti oltre gli incisivi superiori.
L’ESPRESSIONE
Perché «hai la mascella contratta» non aiuta nessuno
La frase circola nelle lezioni di canto, negli studi e sotto i video dei concorsi. Un insegnante, un fonico o un compagno di leggio la usa per descrivere un disagio del tutto reale: il suono si incastra, l’acuto non passa più, le parole diventano confuse, la voce perde il suo appoggio.
L’espressione descrive dunque un sintomo, e si ferma lì. Non dice né in quale punto la mascella si comporti male né in quale direzione chi canta debba correggere il proprio gesto. Due cantanti a cui viene detta la stessa frase compiono spesso due gesti opposti, e uno dei due peggiora la propria situazione.
Il consiglio che segue la frase è quasi sempre lo stesso: aprire di più e rilasciare. In Anatomie du Chant, Adeline Toniutti racconta quanto le sia costato quel consiglio quando era allieva.
Ho provato di tutto, fino ad avere più appuntamenti dal mio osteopata o dal mio foniatra che dalla mia insegnante di canto, perché avevo la mascella bloccata o non ritrovavo più la mia voce.
Il resto di questa pagina riprende quindi il problema dall’anatomia: che cosa comanda la mascella durante il canto, e poi i quattro modi distinti di posizionarla male.
ANATOMIA
Dove si trova la mascella dentro lo strumento
La mascella inferiore si chiama mandibola. È collegata al cranio dall’articolazione temporo-mandibolare e fa parte del tratto vocale, quel tubo che va dalle corde vocali alle labbra. Quando si muove, la cavità orale cambia forma e il suono cambia colore.
La sezione qui sotto colloca la mandibola fra i suoi vicini immediati: il palato duro e il velo palatino sopra, la lingua all’interno, l’osso ioide e la laringe appena sotto. Nessuno di questi pezzi si muove senza spostare gli altri.

Illustrazione © Emma Blanc-Tailleur, Anatomie du Chant, Adeline Toniutti
L’articolazione stessa si governa attraverso il condilo. Il condilo è l’estremità arrotondata della mandibola, su ciascun lato del viso, appena davanti al condotto uditivo esterno. Appoggi due dita davanti all’orecchio e apra la bocca: la sporgenza che si muove sotto le dita è il condilo. È il pezzo che si tiene, ed è ciò che dà alla mascella la sua sospensione.

Illustrazione © Emma Blanc-Tailleur, Anatomie du Chant, Adeline Toniutti
LO SAPEVATE
Un quinto del sistema nervoso si trova nel viso
Secondo l’osteopata Jean-Marie Legé, la mascella e le orbite ospitano da sole il 20 % delle fibre nervose del corpo. I quattro arti, il torace e l’addome si dividono il restante 80 %. Questa densità spiega perché una piccola contrazione della mandibola produca una sensazione così invadente.
LE TRE CATENE
Che cosa comanda la mascella mentre cantate
La mandibola agisce su tre cose contemporaneamente, tramite connessioni nervose e muscolari: la qualità del sostegno addominale, la mobilità del velo palatino e l’agilità dell’articolazione delle parole. Una mascella mal sostenuta non altera dunque soltanto la bocca. Si fa sentire in tutto lo strumento, ed è per questo che il sostegno del condilo conta tanto.
Verso il basso: gli addominali
Quando chi canta mantiene una certa tensione nella mascella, provoca la chiusura della catena muscolare anteriore, dunque dei muscoli addominali, e mette in tensione tutti i muscoli necessari a dominare il diaframma. L’espirazione attiva diventa allora governabile. Potete verificare il legame su voi stessi, senza cantare: nel momento in cui deglutite dopo aver masticato, la mascella si rilascia e sentite gli addominali rilasciarsi con lei, istintivamente.

Verso l’alto: il velo palatino
Il velo palatino prolunga all’indietro il palato duro e regola il passaggio fra la bocca e le fosse nasali. I suoi movimenti dipendono da quelli dei suoi vicini, la lingua e la mascella. Una mandibola troppo rilasciata riduce l’ampiezza di questi movimenti, e chi canta perde la parte di suono che passa dal naso.

Verso il dietro: la laringe e la scapola
Mettere in tensione il condilo chiama in causa i muscoli dell’osso temporale, che possiede una connessione membranosa discendente fino alla scapola e all’osso ioide. La mascella è dunque collegata alla laringe da una catena continua, e un condilo mal sostenuto ostacola la sospensione laringea e i movimenti del velo palatino. Una mandibola troppo arretrata, a sua volta, disturba direttamente la laringe che sta sotto.

Illustrazioni © Emma Blanc-Tailleur, Anatomie du Chant, Adeline Toniutti
IL CONTROSENSO
Perché «rilascia la mascella» non funziona
Il consiglio poggia su un’idea semplice: la tensione dà fastidio, quindi il rilassamento libera. Il metodo di Adeline Toniutti sostiene il contrario. La mandibola si pensa tonica e non molto rilasciata. Aprire la bocca non significa aprire fino al cedimento, come quando si sbadiglia.
Quando abbiamo la mascella totalmente rilasciata? Quando sbadigliamo e quando siamo morti.
Una mandibola troppo rilasciata produce quattro effetti, e nessuno dei quattro somiglia alla libertà attesa.
Che cosa provoca una mandibola troppo rilasciata:
- allenta la catena muscolare anteriore, dunque gli addominali;
- riduce l’ampiezza dei movimenti del velo palatino;
- modifica la morbidezza della sospensione laringea;
- disturba l’articolazione delle parole.
L’indicazione «apri molto come se sbadigliassi» fabbrica dunque esattamente il problema che pretende di risolvere. Chi canta perde il sostegno, continua a sentire il suono incastrato e in più perde l’appoggio addominale.
La parola giusta per la mascella di chi canta non è né «contratta» né «rilassata», è «tonica». Una mascella tonica tiene la sua posizione e conserva la sua mobilità, come una mano che regge un oggetto fragile senza schiacciarlo né lasciarlo cadere.
LA DIAGNOSI
Quattro gesti che si chiamano tutti «mascella contratta»
Bastano due osservazioni per situare il problema: l’asse della mandibola, cioè il punto in cui si colloca da davanti a dietro, e il sostegno del condilo, cioè il modo in cui l’articolazione è sospesa. Ogni osservazione dà due errori possibili.
1. La mandibola troppo avanzata
Chi canta spinge la mascella in avanti, spesso per cercare spazio o potenza, e gli incisivi inferiori superano quelli superiori. Il gesto irrigidisce la parte anteriore del collo e indurisce il suono. Il riferimento è semplice: la mandibola non deve avanzare oltre gli incisivi superiori.
2. La mandibola troppo arretrata
La mascella va all’indietro, spesso quando chi canta ritira il mento per «posare» la voce. Una mandibola troppo arretrata disturba la laringe, che si trova appena sotto. È il gesto che dà più nettamente la sensazione di un suono bloccato in gola, benché la mascella stessa non stringa nulla.


Illustrazioni © Emma Blanc-Tailleur, Anatomie du Chant, Adeline Toniutti
3. Il condilo troppo chiuso
Ecco l’unico dei quattro gesti che meriti davvero il nome di stretta. L’articolazione è schiacciata verso l’alto, i muscoli elevatori lavorano di continuo e la bocca non si apre più abbastanza per pronunciare. Un condilo troppo chiuso impedisce l’articolazione delle parole e affatica la zona dell’orecchio.
4. Il condilo troppo rilasciato
La mascella cade, senza essere sostenuta dall’articolazione. Il condilo guida allora male la mandibola, ostacola la buona sospensione laringea e disturba i movimenti del velo palatino. Chi canta avverte un blocco e un suono che non esce, esattamente come nel caso precedente, benché la causa sia inversa. È proprio questo gesto che il consiglio «rilascia e apri molto» fabbrica.


Illustrazioni © Emma Blanc-Tailleur, Anatomie du Chant, Adeline Toniutti
IN PRATICA
Come verificare su di sé
Tre gesti semplici permettono di situare la propria mascella, senza specchio e senza attrezzatura. Il primo verifica il sostegno del condilo, il secondo prepara il rilascio quando serve, il terzo dà la giusta apertura attraverso un’immagine.
ESERCIZIO 1
Dita appoggiate sul condilo
Mentre cantate, appoggiate il pollice e l’indice attorno all’articolazione della mascella, davanti all’orecchio. Sentirete uno spazio. Questo spazio non deve essere né rilasciato né troppo chiuso: in entrambi i casi non riuscirete più a pronunciare. Il condilo deve essere sospeso attivamente. Le dita servono da riferimento per sentire i micromovimenti e dirigere meglio la mascella.
ESERCIZIO 2
Massaggio della mascella
Per poter dare una buona tensione alla vostra mascella, bisogna anche saperla rilasciare. Praticate un automassaggio con i polpastrelli davanti alle orecchie, inspirando ed espirando. Questo massaggio è molto utile prima di uno spettacolo, per distendersi un poco prima di ritrovare la tonicità di lavoro.
ESERCIZIO 3
Tira fuori gli artigli
Per trovare la giusta apertura, immaginate un gatto che soffia perché non è contento. La sua mascella e la sua lingua si collocano esattamente come serve per emettere un suono. Soffiate a vostra volta su «FFFihhhh!» con aria espirata. Questo esercizio viene da La Bonne Voix, il libro di Adeline Toniutti dedicato alla voce parlata.
Una mascella correttamente aperta favorisce la sospensione della laringe e impedisce alla lingua di afflosciarsi su di essa, il che giova direttamente a l’articolazione delle vocali e delle consonanti. Una volta padroneggiato il movimento laringeo, diventa perfino utile lavorare richiudendo la mascella, per avvicinarsi all’effetto bocca chiusa: la mascella inferiore incontra quella superiore, le due si posano l’una sull’altra senza essere strette, e l’influenza sul velo palatino aumenta.

Illustrazione © Emma Blanc-Tailleur, Anatomie du Chant, Adeline Toniutti
QUANDO CONSULTARE
Quando non è più una questione di tecnica
Una mascella che resta bloccata, che scrocchia, che fa male o che si apre storta non riguarda più la lezione di canto. Anatomie du Chant rimanda allora all’osteopata, perché il blocco è spesso legato alle cervicali, e Jean-Marie Legé, osteopata e coautore del libro, lavora proprio su questa catena dal cranio alla scapola.
Se presentate lesioni della mascella, il gesto vocale si riadatta in funzione di voi e delle vostre osservazioni dei risultati. Il posizionamento descritto qui resta un riferimento, non una norma da raggiungere a tutti i costi.
La Clinica della voce di CALYP lavora con foniatri, chirurghi otorinolaringoiatri, osteopati e logopedisti. Un disagio che persiste nonostante un gesto vocale corretto merita un parere medico.
CALYP
Riposizionare la mascella con un insegnante
Al CALYP, la posizione della mandibola e il sostegno del condilo fanno parte del quinto punto perno, lavorato in lezione fin dalle prime sedute.
APPROFONDIRE
Le pagine collegate della Clinica della voce
Domande frequenti
Bisogna bloccare o rilasciare la mascella per cantare?
Né l’uno né l’altro. La mascella di chi canta è sostenuta dalla sua articolazione senza essere irrigidita: il condilo resta leggermente pinzato, sospende la mandibola invece di lasciarla cadere, e la mandibola conserva i suoi micromovimenti durante la pronuncia e l’articolazione, leggermente in avanti e leggermente indietro. Si fa attenzione a non lasciar cadere la mascella, e non per questo la si blocca per articolare. La parola giusta non è né «contratta» né «rilassata», è «tonica».
Che cos’è una mascella contratta quando si canta?
L’espressione copre quattro gesti diversi: la mandibola troppo avanzata, la mandibola troppo arretrata, il condilo troppo chiuso e il condilo troppo rilasciato. Solo uno di questi quattro è una vera stretta, il condilo troppo chiuso. Gli altri tre danno la stessa sensazione di suono bloccato per ragioni opposte, il che spiega perché il consiglio «rilassati» a volte aggravi il disagio.
Dove si trova il condilo e come sentirlo?
Il condilo è l’estremità arrotondata della mandibola, su ciascun lato del viso, appena davanti al condotto uditivo esterno. Forma con il cranio l’articolazione temporo-mandibolare. Appoggiate il pollice e l’indice attorno all’articolazione mentre cantate: sentite uno spazio, che non deve essere né rilasciato né troppo chiuso. Il condilo deve restare sospeso attivamente, leggermente pinzato.
Perché «apri molto come se sbadigliassi» è un cattivo consiglio?
Perché lo sbadiglio è precisamente il momento in cui la mascella è totalmente rilasciata. Aprendo così, chi canta lascia cadere il condilo, che guida allora male la mandibola, ostacola la sospensione laringea e disturba i movimenti del velo palatino. La sensazione di blocco resta, e in più si perde l’appoggio addominale.
La mascella ha un legame con il sostegno addominale?
Sì, diretto. Quando chi canta mantiene una certa tensione nella mascella, provoca la chiusura della catena muscolare anteriore, dunque degli addominali, il che mette in tensione i muscoli necessari a dominare il diaframma. Al contrario, una mascella molto rilasciata rilascia gli addominali: lo si sente nel momento in cui si deglutisce dopo aver masticato.
Una mandibola troppo arretrata disturba la laringe?
Sì. Anatomie du Chant lo dice direttamente: una mandibola troppo arretrata disturba la laringe, situata appena sotto. È il gesto che dà più nettamente la sensazione di un suono bloccato in gola, benché la mascella stessa non stringa nulla. Accade spesso quando chi canta ritira il mento per posare la voce.
Quando consultare per una mascella bloccata?
Quando il disagio persiste al di fuori del canto, quando l’articolazione scrocchia, fa male o si apre storta. Anatomie du Chant consiglia di rivolgersi a un osteopata, perché un blocco della mascella è spesso legato alle cervicali. In caso di lesione accertata, il gesto vocale si riadatta caso per caso invece di puntare al posizionamento di riferimento.