Il concerto: grosso, solista ed evoluzione fino al XIX secolo
STORIA DELLA MUSICA
Genere che oppone solista(i) e orchestra: riferimento di fraseggio, cadenza e dialogo, analogo all'aria d'opera per il cantante concertista.
Fonte Jean Mislin · Musicologo, organista e direttore di coro · insegnante di Adeline Toniutti Nell'ambito delle ricerche di Adeline Toniutti
Il concerto: definizione e storia
Il concerto è un genere musicale che oppone uno o più solisti a un gruppo strumentale di dimensioni variabili. Prima del 1600, concertato e concerto designano opere con gruppi rivali di voci e strumenti, poi opere vocali accompagnate rispetto al canto a cappella. Verso il 1650 il concertato si riserva a pezzi strumentali dove predomina il contrasto. Dal circa 1670 il concerto barocco si impone in due forme: il concerto grosso e il concerto solista. Per il cantante, questo dialogo solo-tutti chiarisce fraseggio e cadenza, come nell'aria d'opera.
Il concerto grosso: concertino e ripieno
La musica strumentale cerca un equivalente dei cori alternati di fine Cinquecento. Il concertino (piccolo concerto) comprende in genere due violini solisti, un violoncello solista e il clavicembalo. Il ripieno (concerto pieno) riunisce l'insieme degli archi. Insieme formano il gran concerto, o concerto grosso. Il concertino riprende l'organico esatto della sonata a tre.
All'inizio il concerto esita tra la forma da chiesa (adagio-allegro-adagio-allegro) e la forma da camera, dalla suite di danze (più di quattro movimenti, nomi di danze). Sotto l'influenza di Vivaldi il piano si fissa a tre movimenti: allegro-adagio-allegro. Il secondo movimento è in genere riservato al concertino. Questo quadro struttura tutto il barocco strumentale europeo.
Italia, Inghilterra, Germania: i modelli del grosso
Corelli (1653-1713): i suoi dodici Concerti Opus 6 ebbero un'influenza considerevole (Marcello, Geminiani, Locatelli). Alcuni sono scritti già nel 1682; otto sono da chiesa, quattro da camera, da quattro a sei movimenti. Vivaldi (1678-1741) moltiplica i concerti in tre movimenti. Torelli (1658-1709) è tra i primi a introdurre i fiati nel concertino.
In Inghilterra, Händel (1685-1759), segnato da Corelli in Italia, pubblica nel 1740 i suoi dodici Concerti grossi Opus 6 (quattro-sei movimenti, soli archi). In Germania, Muffat compone sei Concerti grossi nel 1701. J.S. Bach completa nel 1721 i sei Concerti brandeburghesi: organico diverso da un concerto all'altro, tra grosso e solista. Telemann lascia circa 120 concerti in stile italiano. L'Opus 6 di Händel in la minore illustra il modello Corelli: interventi di solisti brevi, scrittura ancora vicina al ripieno.
Il concerto solista: lirismo, virtuosismo, cadenza
Derivato dal grosso, il concerto solista colloca un solo strumento al posto del concertino. Verso il 1700 il violino si impone come solista. Vivaldi, con più di cinquecento concerti (oltre due terzi solisti, soprattutto per violino), fissa il genere: grande lirismo dall'opera, contrasti drammatici, forma allegro-adagio-allegro, passaggi solo e tutti ben differenziati, ricerca del virtuosismo.
Questo virtuosismo culmina nella cadenza, in genere a fine del primo movimento. In origine improvvisata (il compositore spesso eseguiva), poi scritta per maggiore elaborazione, per evitare abusi o per aiutare solisti meno improvvisatori. L'interesse per il solista supera presto il grosso e si impone nel classicismo e nel romanticismo. Nelle Quattro stagioni Vivaldi unisce musica pura e intenzione descrittiva (sonetti). Per il cantante concertista, solo-tutti e cadenza sono riferimenti di respiro, climax e ritorno orchestrale, vicini all'aria.
Classicismo e Ottocento: da Mozart al concerto per pianoforte
Nel classicismo, Haydn e soprattutto Mozart portano il concerto solista a una dramaturgia raffinata. Mozart lascia 28 concerti per pianoforte, 5 per violino, 4 per corno, uno per clarinetto, uno per flauto e arpa. Il 2° movimento del Concerto per pianoforte in la maggiore K. 488 illustra una forma ternaria (lied A B A'): dialogo pianoforte-orchestra, modulazioni e cadenze.
Nell'Ottocento il concerto per pianoforte diventa un genere centrale: Beethoven (cinque concerti, 1797-1809), Weber, Mendelssohn, Chopin (fa minore 1829, mi minore 1830), Liszt, Schumann (la minore, 1845), Brahms, Saint-Saëns (cinque), Grieg (la minore, 1868), Čajkovskij (si bemolle minore, 1874), Dvorak. Il solista dialoga con un'orchestra sempre più ampia; la cadenza resta il momento di virtuosismo.
Riferimenti cronologici e opere chiave
- prima del 1600-1650: concertato vocale poi strumentale contrastato.
- intorno al 1670-1713: concerto grosso; Corelli Opus 6 (alcuni dal 1682).
- Vivaldi: oltre 500 concerti; Quattro stagioni; piano a 3 movimenti.
- 1721: Concerti brandeburghesi di Bach; 1740: Händel Opus 6.
- Mozart: 28 concerti per pianoforte; K. 488 (forma lied al 2° movimento).
- 1797-1809: cinque concerti per pianoforte di Beethoven; poi Chopin, Liszt, Schumann, Brahms, Čajkovskij, Saint-Saëns.
Domande frequenti sul concerto
Qual è la differenza tra concerto grosso e concerto solista?
Il grosso oppone un piccolo gruppo (concertino) al ripieno; il solista colloca un solo strumento di fronte all'orchestra al posto del concertino.
Chi ha fissato la forma in tre movimenti?
Sotto l'influenza di Vivaldi, il piano allegro-adagio-allegro si impone e spesso sostituisce i piani da chiesa o da camera a quattro o più movimenti.
Che cos'è una cadenza di concerto?
Passaggio virtuoso, spesso a fine del primo movimento, prima improvvisato poi scritto, in cui il solista si afferma senza l'orchestra.
Perché il concerto interessa il cantante?
Il dialogo solo-tutti e la dramaturgia della cadenza offrono un modello di fraseggio, respiro e climax analogo all'aria d'opera.
Quali concerti per pianoforte dell'Ottocento conoscere?
I cinque di Beethoven, lo Schumann in la minore, il Grieg in la minore, il Čajkovskij n. 1 in si bemolle minore, e quelli di Chopin, Liszt, Brahms e Saint-Saëns.
Fonti e citazioni
Riferimenti e citazioni per approfondire l'argomento.
- Jean Mislin: musicologo, organista e direttore di coro, insegnante di Adeline Toniutti. Note nell'ambito delle ricerche di Adeline Toniutti.
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