L'opera: storia e forme del teatro lirico

STORIA DELLA MUSICA

Definizione, origini fiorentine, diffusione europea e riforma di Gluck: punti di riferimento del genere lirico, base del repertorio con il metodo di Adeline Toniutti al CALYP.

Fonte Adeline Toniutti · Coach vocale, fondatrice del CALYP

Che cos'è la storia dell'opera?

La storia dell'opera traccia l'evoluzione di un'opera teatrale interamente cantata con orchestra, in cui scene, costumi e talvolta la danza servono un'unica azione drammatica. Nata a Firenze intorno al 1600, inventa il recitativo, fissa l'aria e i cori, poi si diversifica in opera seria, opera buffa e tragédie lyrique. Per il cantante, questa storia chiarisce stile, dizione, virtuosismo ed esigenze tecniche del repertorio lirico.

Firenze intorno al 1600 e l'Orfeo di Monteverdi

L'opera nasce in Italia, nei circoli fiorentini di Bardi e Corsi. Musicisti e poeti reagiscono alla polifonia vocale densa: inventano lo stilo rappresentativo, declamazione musicale sul basso continuo cifrato, cioè il recitativo. I soggetti vengono dalla mitologia; domina il mito di Orfeo ed Euridice.

Nel 1600, l'Euridice di Jacopo Peri su libretto di Rinuccini è considerata la prima opera: niente polifonia, niente musica puramente strumentale, recitativo sistematico per capire le parole. Caccini compone un'altra Euridice quasi nello stesso tempo. Cavalieri, negli stessi circoli, crea l'oratorio a Roma.

La data decisiva resta l'Orfeo di Claudio Monteverdi (1567-1643), chiesto dal duca di Mantova «la stessa cosa, ma meglio» dopo Peri. Libretto di Striggio, prologo dopo una toccata suonata tre volte, cinque atti: amore pastorale, annuncio della morte di Euridice, discesa agli inferi, divieto infranto, apoteosi con Apollo. Monteverdi concilia la scienza del contrappunto e la declamazione lirica naturale; lo conferma con L'incoronazione di Poppea.

Diffusione europea nel Seicento

In Italia la voga si estende in fretta. Venezia inaugura nel 1637 un teatro pubblico: soggetti più popolari, scene comiche, macchinari complessi; si impongono Cavalli e Cesti. A Napoli, Alessandro Scarlatti (1660-1725), autore di 115 opere, generalizza l'aria da capo (A-B-A') e il bel canto virtuosistico. Si fissa la distinzione tra opera seria e opera buffa.

In Francia, nonostante Mazarino, il gusto del balletto resiste. Jean-Baptiste Lully (1632-1687), di origine italiana, fissa l'opera francese: ouverture alla francese, prologo, cinque atti, cori e balletti di peso. Soggetti mitologici: Amadis, Armide, Cadmus et Hermione, Isis, Atys. Il quasi monopolio alla corte di Luigi XIV frena altri compositori fino al 1687.

In Inghilterra, Henry Purcell (1659-1695) lascia Dido and Aeneas e King Arthur. In Germania, Schütz compone una Dafne perduta (1627); Amburgo anima la fine del secolo con Theile e Keiser.

Settecento: Napoli, Rameau e la querelle des Bouffons

Nella prima metà del secolo la scuola napoletana domina ovunque tranne che in Francia. I poeti Zeno e soprattutto Metastasio (1698-1782) riformano il libretto: pochi personaggi, tre atti, soggetto antico, scena in recitativo (secco al cembalo, accompagnato all'orchestra) poi aria d'espressione, coro finale. I cantanti, castrati in testa, impongono il virtuosismo; ogni da capo si ornamente.

In Francia, dopo Lully, l'opéra-ballet (Campra, Destouches, Charpentier) mescola stili francese e italiano. Rameau si impone con Hippolyte et Aricie (1733): tragédies lyriques, commedie, opéra-ballets, recitativo espressivo, arie a rondeau, cori numerosi, fasto «versagliese».

La querelle des Bouffons scoppia nel 1752 con La serva padrona di Pergolesi a Parigi. Rousseau e gli enciclopedisti difendono la buffa naturale contro l'armonia di Rameau; Voltaire sostiene quest'ultimo. La disputa accelera l'opéra-comique e indebolisce la tragédie lyrique. In Inghilterra, Händel scrive una quarantina di opere italiane ricche di coro (Rinaldo, Orlando).

La riforma di Gluck e gli elementi di un'opera

Christoph Willibald Gluck, formato allo stile italiano, collabora con Calzabigi (Orfeo, Alceste, Paride ed Elena, 1762-1770), poi compie a Parigi la sua riforma su libretti francesi: Iphigénie en Aulide (1774), Orphée et Eurydice, Alceste, Armide, Iphigénie en Tauride (1779). Restringe l'azione in tre atti, lega l'ouverture al dramma, bandisce trilli e da capo inutili, rafforza orchestra e coro, sottomette la danza al racconto. La prefazione di Alceste lo riassume: la musica serve la poesia, senza ornamenti superflui.

Gli elementi strutturali del genere restano la base del lavoro vocale:

  • Ouverture: clima drammatico, spesso come primo movimento di sinfonia.
  • Recitativo: fa avanzare l'azione (secco o accompagnato), vicino alla parola.
  • Aria: testo breve, espressione e virtuosismo, momento del bel canto.
  • Insiemi: duetto, terzetto, quartetto…
  • Cori: gruppo o folla, spesso a quattro voci miste.

Queste forme strutturano il repertorio delle masterclass e delle lezioni di canto: recitativo, proiezione dell'aria, cori, registri e acuti.

Punti di riferimento cronologici

  • 1600: Euridice di Peri a Firenze.
  • c. 1607: Orfeo di Monteverdi a Mantova.
  • 1637: teatro pubblico a Venezia; Cavalli, Cesti.
  • 1670-1687: Lully fissa l'opera francese alla corte di Luigi XIV.
  • c. 1689: Dido and Aeneas di Purcell.
  • 1733: Hippolyte et Aricie di Rameau.
  • 1752: querelle des Bouffons a Parigi.
  • 1762-1779: riforma di Gluck, da Orfeo a Iphigénie en Tauride.

Proseguite nel cluster Storia della musica: ritratti di compositori e opere (Mozart, Wagner, Il flauto magico, La traviata) sempre legati alla tecnica vocale.

Domande frequenti

Qual è la definizione di opera?

L'opera è un'opera teatrale cantata con orchestra, spesso arricchita da danza, scene e costumi: una sintesi di arti al servizio di un'unica azione drammatica.

Qual è stata la prima opera della storia?

Si cita in genere l'Euridice di Jacopo Peri (1600, Firenze). L'Orfeo di Monteverdi resta il primo grande capolavoro del genere.

Qual è la differenza tra recitativo e aria?

Il recitativo fa avanzare la trama, vicino alla parola (secco o accompagnato). L'aria ferma il tempo drammatico per l'espressione e il virtuosismo del solista.

Perché Gluck ha riformato l'opera?

Per riportare la musica al servizio del dramma: meno ornamenti gratuiti, ouverture legata all'azione, declamazione più semplice, orchestra e coro rafforzati.

Perché l'opera interessa il cantante di oggi?

Impone esigenze precise di respiro, dizione, registri e resistenza. Al CALYP questo repertorio si lavora con il metodo di Adeline Toniutti, ancorato all'anatomia del canto.

Competenza CALYP e Adeline Toniutti

Questa pagina si basa sul lavoro di Adeline Toniutti, cantante, pedagogista e autrice di Anatomia del canto (Marabout / Hachette, 2024), scritta con 26 specialisti. Al Centre d'Art Lyrique de Paris (CALYP) la storia dell'opera non è sfondo culturale: struttura il lavoro su recitativo, aria e cori in masterclass e lezione.

Capire da dove vengono stilo rappresentativo, da capo, riforma di Gluck o opera buffa offre chiavi interpretative concrete, legate a postura, respiro e salute vocale.

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