La messa: ordinario, proprio e capolavori polifonici

STORIA DELLA MUSICA

Liturgia cattolica e grande genere vocale: dal cantus firmus rinascimentale alle messe di Mozart, Schubert o Bruckner, per coro e solista con il metodo di Adeline Toniutti al CALYP.

Fonte Jean Mislin · Musicologo, organista e direttore di coro · insegnante di Adeline Toniutti Nell'ambito delle ricerche di Adeline Toniutti

Messa: definizione musicale

La messa è il principale servizio religioso del culto cattolico. In composizione, il musicista mette in musica soprattutto l'ordinario (testi fissi) e a volte il proprio (testi che cambiano a ogni festa). Dal XIV secolo l'ordinario è di solito trattato in polifonia. Per il cantante, Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus formano un laboratorio di linea, resistenza e ascolto polifonico, al centro del cluster di storia della musica.

Ordinario e proprio della messa

L'ordinario riunisce le parti il cui testo resta uguale da una celebrazione all'altra: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus (con Benedictus), Agnus Dei e, talvolta, l'Ite missa est. Sono le sezioni più spesso messe in polifonia.

Il proprio cambia a ogni messa: introito, graduale, alleluia, offertorio, comunione. Le versioni polifoniche del proprio sono ben più rare, tranne agli inizi della polifonia e nella messa di requiem, dove il proprio (incluso il Dies irae in alcune tradizioni) assume un peso drammaturgico maggiore per coro e solisti.

Messa ciclica, parafrasi e parodia

Nel Rinascimento la messa è il luogo in cui il compositore concentra la maggiore originalità. Dominano tre procedimenti di unità. La messa ciclica fa poggiare tutte le sezioni dell'ordinario su uno stesso cantus firmus, religioso o profano, prima al tenore poi alle altre voci. La messa parafrasi sviluppa quel cantus firmus per sezioni successive in tutte le voci. La messa parodia prende in tutto o in parte un modello polifonico preesistente (mottetto, chanson).

Il motivo di testa (incipit melodico ripreso all'inizio di ogni sezione) rafforza l'unità. La scuola franco-fiamminga (circa 1420-1580), formata nelle maestrie del Nord (Cambrai, Tournai, Bruges, Anversa), porta queste tecniche al loro apogeo, in legame con le regole della composizione rinascimentale.

Da Dufay a Josquin: l'età d'oro polifonica

Guillaume Dufay (c. 1400-1474) compone circa otto messe e numerosi frammenti. Se la face ay pale (c. 1450) è tra le prime a unificare il ciclo su un tenore profano tratto da una ballata. La Missa L'Homme armé (c. 1455-1460) riprende una canzone popolare diffusissima come cantus firmus. La Missa Ave Regina Caelorum (1463-64), a quattro voci, è la sua ultima grande messa, scelta per i suoi funerali.

Johannes Ockeghem (c. 1425-1497) lascia tredici cicli di messe (alcuni incompleti) e un Requiem: varietà di stile su una lunga carriera, inclusa la celebre Missa prolationum in canoni. Josquin des Prez (c. 1440-1521) produce una ventina di messe: cantus firmus, parafrasi (Pange lingua, Ave maris stella), parodia, messe libere o canoniche. L'equilibrio tra scienza contrappuntistica e sensibilità diventa il modello dell'a cappella del Cinquecento.

Barocco, classicismo e romanticismo

Nell'età barocca la messa dialoga con orchestra, organo e stile concertante. J.S. Bach corona il genere con la Messa in si minore, sintesi di cori fugati, arie e ensemble. Nel classicismo Mozart moltiplica messe di servizio e grandi cicli: Messa dell'Incoronazione, Messa in do minore e il Requiem incompiuto (1791).

Nell'Ottocento Schubert scrive otto messe (tra cui quelle in la bemolle e mi bemolle). Bruckner compone messe in re minore, mi minore e fa minore. Liszt firma la Messa di Gran (1855). Queste pagine, vicine all'oratorio per ampiezza, esigono dal cantante proiezione, fiato lungo e dizione latina precisa.

Riferimenti cronologici e opere chiave

  • XIV sec.: l'ordinario è comunemente messo in polifonia.
  • c. 1450-1464: Dufay, Se la face ay pale, L'Homme armé, Ave Regina Caelorum.
  • XV-inizi XVI sec.: Ockeghem (cicli, Requiem); Josquin (una ventina di messe).
  • Bach: Messa in si minore.
  • Mozart: Messa dell'Incoronazione, Messa in do minore, Requiem.
  • Schubert: otto messe; Bruckner: messe in re, mi e fa minore; Liszt, Messa di Gran (1855).

Domande frequenti

Qual è la differenza tra ordinario e proprio?

L'ordinario ha testo fisso (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus). Il proprio cambia secondo la festa (introito, graduale, alleluia, offertorio, comunione).

Che cos'è una messa ciclica?

Una messa le cui sezioni dell'ordinario poggiano su uno stesso cantus firmus (religioso o profano), spesso al tenore, per unificare il ciclo.

Parafrasi e parodia: quale distinzione?

La parafrasi sviluppa un cantus firmus (spesso gregoriano) in tutte le voci. La parodia riusa un modello polifonico già composto (mottetto, chanson).

Perché il Requiem è a parte?

È la messa dei defunti: il proprio è più spesso musicato, e il dramma funebre ha ispirato capolavori (Ockeghem, Mozart e molti altri).

In che modo la messa serve il cantante di oggi?

Linee a cappella, cori fugati, arie latine e grandi messe orchestrali forzano fiato, intonazione e ascolto delle altre voci, in coro come in solista.

Fonti e citazioni

Riferimenti e citazioni per approfondire l'argomento.

  • Jean Mislin: musicologo, organista e direttore di coro, insegnante di Adeline Toniutti. Note nell'ambito delle ricerche di Adeline Toniutti.

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